05
mar 2007

Pennarelli a china, il modo migliore per imparare ad inchiostrare

Per chiunque abbia intenzione di disegnare fumetti, l’inchiostratura è un passo fondamentale quanto profondamente pericoloso.
Pericoloso perché spesso e volentieri, dopo i primi tentativi di passare la china, il pericolo di demoralizzazione è molto alto. Molti, dopo aver passato la china non sono soddisfatti del lavoro ottenuto, visto che ,un inchiostratura data male, rischia di rovinare completamente il disegno a matita di partenza.
faber-castell01.jpg

Siamo sinceri, dare la china è molto più di un semplice ripassare un disegno a matita. Bisogna fare in modo di dare spessore al disegno, profondità e volume e questo si ottiene solo con mooooolta pratica.
Gli strumenti più comuni (e più tradizionali) per inchiostrare un disegno sono i pennini e i pennelli, e dovrebbero essere gli attrezzi a cui deve puntare chiunque voglia disegnare fumetti. Tuttavia sono particolarmente impegnativi. Soprattutto per inchiostrare con il pennello si deve padroneggiare una tecnica perfetta.
Per fortuna, da qualche anno, in commercio si trovano anche pennarelli ad inchiostro di china, studiati appositamente per il disegno artistico. Premettendo che un ragazzo che volesse diventare disegnatore di fumetti deve puntare ad arrivare ad utilizzare pennini e pennelli (alcune case editrici sono tradizionaliste e non vedono bene i pennarelli), il pennarello a china è un sistema comodo ed economico per far pratica. Più pratici e maneggevoli degli altri strumenti sono l’ideale per i neofiti che vogliono farsi le ossa e danno la possibilità di ottenere dei risultati più che dignitosi, grazie all’elevata qualità che hanno raggiunto.

Galleria immagini

faber-castell02.jpgfaber-castell04.jpgpilot-drawing-pen01.jpgpilot-drawing-pen02.jpgstaedtler-pigment-liner01.jpgstaedtler-pigment-liner02.jpg
In commercio è possibile trovarne di tutti i tipi, di tutti gli spessori e di tutte le marche. Per fare qualche esempio, ci sono i Staedtler Pigment Liner, i Pilot Pigment Ink Drawing Pen oppure i Pitt Artist Pen Faber Castell. Sono tutti ottimi pennarelli con una china di buona qualità, e si possono trovare con punte di vari spessori, tuttavia, la migliore del lotto si dimostra (come parere personale) la Faber Castell. Innanzi tutto la qualità della china è superiore alle altre, inoltre ha anche un pennarello con punta brush, che può dimostrasi particolarmente comodo, soprattutto come trampolino verso il pennello vero e proprio. Dulcis in fondo, per gli amanti delle chine colorate, ha una gamma di colori veramente ampia (ben 24 tipi), e si dimostra più facile da reperire rispetto le concorrenti.

Link ai siti

Faber-Castell: Pitt Artist Pen Faber Castell
Pilot: Pilot Pigment Ink Drawing Pen
Staedtler: Staedtler Pigment Liner

Scritto da Massimo [Diapolik].

7 Commenti a “Pennarelli a china, il modo migliore per imparare ad inchiostrare”

  1. Io ho imparato con china, pennini e pennelli. Consiglio a tutti di fare pratica con quelli e sporcarsi un po le mani prima di passare ai pennarelli.

    6 marzo 2007 alle 14:31
    +2
  2. Diapolik

    Qualcuno può preferire i pennini, qualcuno (pochi) usano solo i pennelli, e qualcuno predilige i pennarelli. L’ultima parola spetta sempre ai gusti personali, tuttavia un pennarello può dimostrarsi piu comodo e piu economico per chi vuole iniziare a farsi un idea di cos’è l’inchiostratura di un disegno. Anche perche con pochi euro te ne procuri uno, per un buon pennello devi sborsare molto di più e stare molto attento alla manutenzione.

    6 marzo 2007 alle 17:54
    +2
  3. Credo abbia poca poca importanza con quale strumento si definisca un disegno; Ho visto usare in maniera irriconoscibile la tradizionale Bic a sfera. Resto, però, del parere di Kazze: un buon pennello non ha eguali! Magari per i neofiti il mio consiglio è di cominciare con un pennello piccolo, più comodo, più economico ed altrettanto versatile; un Da Vinci 2 o 3 non costa poi tantissimo, ma se volete divertirvi e siete già pratici del mezzo un Windsor e Newton 6 è perfetto.

    8 marzo 2007 alle 03:14
    +0
  4. Andrea

    ciao, puoi dirmi all’incirca il prezzo dei pennarelli?
    è da un po che volevo avvicinarmi al mondo della china, ma i prezzi dei pennini mi hanno sempre tenuto lontano..

    grazie

    24 marzo 2007 alle 13:34
    +2
  5. Diapolik

    il prezzo si assesta tra i due e i tre euro a pennarello. si trovano sia sciolti che in confezioni che raccolgono varie dimensioni delle punte.
    il prezzo è abbordabile, visto che, di norma, consiglierei quello a punta brush e al limite un secondo con punta tradizionale (la dimensione della punta scelta in base al gusto personale).
    la vera difficoltà, sta nel riuscire a recuperarli. non è sempre facile.

    24 marzo 2007 alle 18:15
    +2
  6. fumettista

    io personalmente pur sapendo le nozioni dell’inchiostratura a pennello per alcuni versi prediligo il pennino ,rapido graph ,pennarelli con punta brush,non nego che per alcune scene ho necessitato del classico ed economico tratto pen,di recente ho anche conosciuto un fumettista molto affermato, che inchiostra quasi solo con quello.
    in conclusione con qualunque cosa inchiostri basta farlo con precisione e rispettando alcune regole,di spessore

    30 marzo 2010 alle 15:13
    +1
  7. Lorenzo M.

    Per mesi ho provato pennelli di vario tipo, per anni ho fatto il giro di negozi in cerca di pennini e pennini, sempre più rari e difficilissimi da reperire. Questi ultimi in ogni caso non mi permettevano di essere fluido e rapido, e spesso ed involontariamente graffiavo la carta. Coi pennelli invece il foglio diventava nero e basta, siccome ho il vizio (anzi, la voglia ed il bisogno) di sporcare il foglio. Ma mai, e dico mai, mi sono trovato così a mio agio quando presi i primi pennarelli a china in mano. Permettono rapidità, fluidità e manegevolezza, non necessitano di cure particolari e possono essere utilizzati su piani in verticale e su innumerevoli supporti. Tutti aspetti fondamentali necessari per il mio modo di inchiostrare. In più, hanno il vantaggio di essere economici.
    Provare un pò di tutto è necessario, ma alla fine ognuno dovrebbe optare per i materiali che più si adattano alle esigenze personali, senza rischiare di perdere troppo tempo. Inoltre, mi pare che quella delle case editrici che non accettino i pennarelli sia una bella bufala, in quanto perfino la Bonelli ne consente l’utilizzo ai propri disegnatori (ed è una delle case più tradizionaliste). L’ennesimo vantaggio di questi ultimi pennarelli e il loro crescente utilizzo è dovuto proprio alla loro capacità di non sbiadire col tempo, in quanto l’inchiostro contenuto nel serbatoio è di china. Da ciò che ho letto molti artisti bonelliani difatti utilizzano ormai quasi esclusivamente i pennarelli, come Franco Saudelli, Luigi Piccatto, Enea Riboldi, Bruno Ramella, Pasquale Del Vecchio, Bruno Brindisi e altri. Senza contare i grandi del passato, come Pratt, Magnus e Pazienza.

    30 luglio 2010 alle 02:28
    +2









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