Diventare autore di fumetti secondo Medda
Michele Medda (Nathan Never, Dylan Dog, Legs Weaver), nel suo blog personale, ha pubblicato un articolo nel quale analizza le attuali condizioni in cui versa il fumetto italiano e, soprattutto, i problemi che si trovano di fronte i giovani autori che vorrebbero diventare autori di fumetti.

Che la situazione non è delle più rosee lo si capisce già dal titolo dell’articolo, Trovati un Lavoro Vero, e se lo dice uno che nel campo ci lavora da anni forse è il caso di prestargli ascolto.
Senza analizzare tutto l’articolo (ma sono curioso di sentire un po’ di pareri a riguardo), verso la fine Medda parla degli autori che vogliono “dire qualcosa”.
Sulle sue parole sono pienamente d’accordo e aggiungerei una cosa che a molti autori, ma anche a molti lettori, spesso sfugge. Fare fumetti non vuol dire fare denuncia a tutti i costi, dire la propria opinione sulla politica, sul razzismo, sull’economia, sulla guerra ecc. Fare fumetti significa innanzi tutto raccontare storie per intrattenere piacevolmente il lettore.
Sono in parte d’accordo con Michele.
Credo che il problema maggiore è che in Italia manca la “cultura del fumetto”.
Colpa soprattutto della tv spazzatura (che poi è quella che vedono la maggior parte dei ragazzi) che se ne frega di qualsiasi forma d’arte come il cimema, la musica (quella buona), la letteratura, i videogames cosa che i fumetti sono impregnati… no scusate di videogame sono degli esperti soprattutto se sono sul calcio. :(
Ecco!!! di quello sono dei veri appassionati i giovani! Del calcio!!! ma allora mi chiedo… perché non facciamo un bel fumetto sul calcio?! magari qualcuno se lo compra ;D
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La cultura del fumento non manca: abbiamo fior di autori e di lettori e di fiere! Più che colpa della TV direi che è colpa della troppa tecnologia che invade la vita. La gioventù è “bruciata” nel senso che si consumo davanti ai monitor. Io non vedo nessuno ragazzetto giocare più a “campana” (o scalòn, come si dice dalle mie parti) per strada; però mio suocero ormai 60enne compra ancora Tex!
Sul fatto di “aver qualcosa da dire”… beh… non so che dire! ;)
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La coltura manca eccome: in ufficio da me ci sono un sacco di colleghi classe 80 che non hanno mai sentito parlare di Pazienza o di Pratt ma nemmeno dei più famosi Moore o Gaiman. E hanno tutti fatto scuole di comunicazione (io lavoro in pubblicità)
Sinceramente a “campana” io non ci ho mai giocato e pensa che sono del 69, leggo un sacco di fumetti e gioco ancora ai videogames ;)
Infatti Bonelli campa ancora con i 60enni… avremo un futuro di sole Winx e Disney :D
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Che la “coltura” manchi…
;)
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Il problema sta proprio li, che il fumetto italiano campa sugli appassionati storici. Giovani che leggono fumetti ce ne sono e ne conosco parecchi, ma si orientano su americani o giapponesi. Qualcuno che legge fumetti italiani c’è, ma uno di costoro, come mi ha detto giusto un paio di giorni fa, continua a comprarli solo perchè lo fa da una vita e gli spiace interrompere.
Leggendo le collane Ultimate della Marvel (ad esempio), ci si trova una freschezza che manca nelle storie nostrane.
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Ma, come ho accennato nell’articolo, la colpa è solo degli autori, o sono anche i lettori che non vogliono cambiamenti?
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parlo da lettrice di Topolino da 10 anni. Forse quello che dirò è un po’ fuori tema, perchè qui non si parla di fumetti Disney…Pochi sono a conoscenza di questa mia passione, perchè molti miei coetanei considerano il fumetto roba da bambini (soprattutto i fumetti Disney). D’altra parte, i bambini di oggi non considerano il fumetto roba per loro, un bambino che legge Topolino è già “out”, è fuori moda….Invece un bambino che gioca con la PSP è popolare, tutti lo cercano, tutti lo invidiano….La scarsa diffusione dei fumetti secondo me è dovuta soprattutto a questa strana società di oggi….Rispondendo a Kazze: no, il futuro non è di sole winx e disney, perchè anche la disney perde lettori. Eppure è così bello leggere i fumetti!
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